Garzi, crocevia storico tra valle e collina
Garzi è una piccola frazione del comune di Chiusanico, situata lungo la Strada Statale 28, poco più a nord di Chiusavecchia. Un tempo luogo di passaggio strategico, oggi conserva intatta la sua atmosfera raccolta e autentica.
Il cuore storico del borgo è la cappella di San Sebastiano, un piccolo gioiello architettonico risalente al 1547, come indica la data scolpita sopra il portale. Di forma perfettamente circolare e sormontata da una cupola sferica, la cappella sorge probabilmente in corrispondenza di un’antica fonte, punto di riferimento per viandanti e pellegrini.
Il luogo si trova all’incrocio tra la via di fondovalle e l’antico itinerario che la collega Torria e poi verso Colle San Bartolomeo, un tracciato storico che per secoli ha messo in comunicazione l’entroterra imperiese con le valli e i colli dell’entroterra ligure.
Tra storia, uliveti e antiche tradizioni liguri
Lucinasco è unaffascinante borgo di crinalesituato in posizione panoramica, da cui si dominano le verdi valli dell’Impero e del Maro. Circondato da colline ricoperte di ulivi, questo piccolo paese dell’entroterra ligure conserva un’atmosfera autentica e silenziosa, perfetta per chi cerca la bellezza dei luoghi semplici e carichi di storia.
Le sue origini risalgono all’epoca romana, quando era un fondo agricolo, e nel corso dei secoli fu parte della signoria del Maro, passò ai conti di Ventimiglia, quindi ai Lascaris, fino a diventare dominio dei Savoia. Oggi, Lucinasco racconta questo ricco passato con il suo centro storico ben conservato, le chiese rurali, le fontane e soprattutto con il suoMuseo Contadino, che raccoglie oggetti e testimonianze della vita contadina tradizionale.
Grazie alla presenza diantichi frantoi ancora attivi, l’olivicolturaè oggi una delle principali attività del territorio, insieme all’ospitalità rurale. Le aziende agrituristiche nate negli ultimi anni valorizzano i prodotti tipici e offrono un’accoglienza genuina, immersa nel verde.
Lucinasco è stato anche riconosciuto come“Villaggio Ideale d’Italia”, in un sondaggio nazionale che ha premiato la qualità della vita, la bellezza del paesaggio e il senso di pace che questo luogo sa trasmettere a chi lo visita.
Appunti gastronomici su Lucinasco.
Tra le pietanze tipiche della Valle lmpero, incluso Lucinasco, ricordiamo senz’altro le cipolle ripiene oppure i fiori di zucca ripieni che sono un piatto molto gradito soprattutto nella bella stagione, da consumare in occasione di scampagnate.
Le nostre tradizioni
“LO SPAUDO”: anche a Lucinasco, come in tutti i paesi della Valle, era esistente questa tradizione. Era una “tassa” che interessava coloro che sposavano una ragazza di un paese diverso del proprio. L’offerta consisteva in una somma di denaro o più semplicemente in una bevuta, dopo la cerimonia.
Le curiosità su Lucinasco.
I Piloni
E’ questo un tipico fenomeno della civiltà e della religiosità contadina ligure: rappresentano un evidente parallelismo con le nicchie edicole di ambiente urbano, una sorta di arredo rurale di umile quanto stimolante presenza culturale.
Prima di giungere al paese si possono ammirare le testimonianze della civiltà contadina: una casella ed un deposito per la macerazione della canapa.
A Borgoratto nacque Don Abbo il Santo, prese la messa ad Albenga nel 1887. Fu parroco in vari paesi ed insegnò ai ragazzi della vallata. Fu nominato cappellano delle carceri di Oneglia dove morì in un bombardamento. Ora riposa nella cappella di San Giuseppe situata nella verde campagna tra Borgoratto e Lucinasco. La figura di Lazzaro Acquarone è poco nota ma meriterebbe un’accurata rivalutazione. Visse tra il 1500 ed il 1600 e fu mercante, ma anche abile scultore e si dedicò per proprio piacere alla lavorazione dei marmi e delle pietre per adornare le chiese del proprio paese.
Le nostre manifestazioni
APRILE Borgoratto: festeggiamenti in onore della Madonna del Buonconsiglio
LUGLIO: Lucinasco
ultima domenica: festeggiamenti in onore della Maddalena (chiesa della Maddalena)
27/07 Borgoratto: festeggiamenti in onore del Patrono San Pantaleo
SETTEMBRE:
2/9 Lucinasco: festeggiamenti in onore di Sant’Antonino. Festa patronale,
Domenica dopo 8 sett. Lucinasco festa alla Cappelletta – folclore, buona cucina e musica.
Orietta organizza visite guidate personalizzate nei borghi della valle Impero
Appunti gastronomici su Cesio.
Rispecchia le tradizioni gastronomiche della valle con piatti semplici ricavati dai prodotti dell’orto.
Le nostre tradizioni.
Il Pasto. Nel borgo di Cesio esiste una tradizione che si rinnova ogni anno nella Settimana Santa: è “U Pasto”, la cena domini che viene organizzata il Giovedì Santo dalla locale Confraternita dedicata a San Giovanni Battista. Alla cena possono partecipare solo gli uomini del paese ed è servita dai confratelli più giovani, le donne sono completamente bandite, la preparazione dei cibi viene effettuata dai confratelli più esperti. Ognuno deve provvedere a portare la “mandià” costituita dai piatti, dalle stoviglie e dalle bevande raccolti in un grande tovagliolo annodato. Il menù si tramanda invariato secondo la tradizione ed è incentrato sul pesce merluzzo.
La cena viene aperta dall’antipasto costituito da tonno sott’olio, acciughe salate, olive in salamoia e verdure tradizionali invernali.
Alla fine della cena vengono poi intonati alcuni canti: il Miserere, il De Profundis ed anticamente veniva anche cantato il Te Deum.
In seguito i partecipanti alla confraternita partono dalla sede e si recano presso l’oratorio della medesima e dove viene nominato il successore del Priore.
Le curiosità su Cesio
Le chiese di San Bartolomeo- San Giacomo e San Benedetto di Arzeno, collocate lungo i tre assi viari che salgono al colle, furono probabilmente, nel basso medioevo, tre strutture assistenziali e benedettine. Fecero tutte parte di un’unica parrocchia e, nei secoli successivi, furono sottoposte all’Ordine di San Giovanni.
Le nostre manifestazioni
MAGGIO
Cesio
Festa religiosa di San Gottardo con processione ed esibizione della banda – Torneo di bocce
LUGLIO
Fraz. Arzeno
San Benedetto festa patronale
Fraz. San Bartolomeo
31/07 Festa Patronale di Sant’Anna
SETTEMBRE
Fraz. Cartari tradizionale processione
NOVEMBRE
13/11 Fraz Cartari. festa patronale
13/12 Cesio Festa patronale di Santa Lucia
DICEMBRE
12/12: Cesio
Festa di Santa Lucia
Cesio:
Notte di Natale Santa Messa di mezzanotte con presepe vivente
Orietta organizza visite guidate personalizzate nei borghi della valle Impero
Il paese è conosciuto anche per la sua gastronomia: la buridda è il piatto che identifica subito questo bel borgo in Valle Impero!
Appunti gastronomici su Caravonica…
Sagra della Buridda: vera specialità di Caravonica, accompagnata da vini locali: il Vermentino, il Pigato e l’Ormeasco. La ricetta per preparare questa pietanza vede la presenza di cipolla, uno spicchio di aglio, un gambo di sedano, mezza carota, un ciuffo di prezzemolo, un pomodoro, due filetti di acciuga, gronghi, boldrò, sale, pepe, farina.
Le nostre tradizioni
SETTIMANA SANTA
Anche a Caravonica, anticamente, erano previste cerimonie per tale ricorrenza.
Il Mercoledì Santo era d’uso offrire ai ragazzi “una micca” ovvero un tozzo di pane dalla caratteristica forma ovoidale leggermente appuntito e il giorno dopo, ovvero il Giovedì Santo, si ripeteva lo stesso rito riferito gli uomini che ricevevano anche mezzo litro di vino.
IL GIORNO DELCORPUS DOMINI
Le vie del paese erano cosparse di fiori di ginestre che i ragazzi raccoglievano nei boschi per la solenne processione che attraversava il paese.
S.ANTONIO
Quando arrivava la festa di Sant’Antonio, il 13 giugno i giovani erano contenti perché finalmente si poteva ballare. L
Un tempo a Sant’Antonio la fiera si svolgeva sulla piazza della Madonna delle Vigne dove erano presenti anche quattro osterie; di Sant’Anna, del Gelsomino, della Castagna e della Noce.
SAN MICHELE
In questa giornata dedicata ai festeggiamenti del Santo si svolge la processione che prevede la presenza della statua, opera di uno scultore genovese vissuto nell’Ottocento. La statua raffigura San Michele nell’atto di sconfiggere il diavolo, rappresentato dal dragone.
Le curiosità su Caravonica
Sacra Sindone: a Caravonica transitò e sostò la duchessa di Savoia che fuggiva dall’assedio di Torino portando con sé la Sindone prima di proseguire verso Imperia ed imbarcarsi per Genova. Tutto ciò accadde nel corso del XVIII secolo. Si trattenne a Caravonica nel palazzo De Thomatis chiamato, appunto per ciò che accadde, il palazzo della Contessa. La reliquia religiosa però non fu mostrata agli abitanti.
Caravonica fu anche la patria degli architetti Ponzello che operarono a Genova e furono i protagonisti delle grandi trasformazioni urbanistiche di questa città nel corso del XVI secolo. Passarono poi al servizio dei Savoia ela loro opera non fu presente solo in Liguria ma anche in vari luoghi dell’Italia nord. Il mulino di proprietà in Caravonica venne poi ceduto e a partire dal XVIII si persero le tracce di questa famiglia.
Anticamente, il borgo di Caravonica era posto proprio sulla strada che conduceva in Piemonte, quella strada che poi, quando la valle di Oneglia fu acquistata dai Savoia, prese il nome di Strada Regia del Piemonte. Questa via era percorsa da carovane di muli che portavano l’olio e il sale nell’entroterra ritornando carichi di grano. Certuni sostengono che Caravonica derivi appunto dalle carovane che vi transitavano numerose.
C’è però un’altra leggenda, molto più poetica. Si racconta che ci fosse un tempo una bellissima fanciulla di nome Nice, dotata di una voce incantevole. Quando andava a pascolare le sue pecore cantava nel silenzio dei prati, la sua voce si spargeva all’intorno e i contadini sospendevano il lavoro per godere quella melodia: la cara voce di Nice, cara vox Nicae e da qui sarebbe derivato il toponimo.
Nei dintorni di Caravonica vi sono le piccole grotte e le fonti sorgive della Bramosa.
La storia del Santuario della Madonna delle Vigne pare sia legato ad una leggenda.
Le nostre manifestazioni
GIUGNO
Caravonica
(2^ settimana) Fiera e festa di Sant’Antonio e sagra della Buridda (sabato e
domenica)
SETTEMBRE
Caravonica
29/09 Festa patronale di San Michele Arcangelo

Orietta organizza visite guidate personalizzate nei borghi della valle Impero
Un piatto tipico di Aurigo e dell’intera provincia di Imperia è rappresentato dalla torta verde (a turta de gè) che, anticamente in questo borgo veniva chiamata
“L’Alleluja” perché doveva essere pronta per il suono della campana del Gloria del Sabato Santo e non poteva essere consumata prima che il parroco l’avesse benedetta
Oltre all’olio, un prodotto che rende fieri gli abitanti di Aurigo è il pane che vanta una notevole tradizione tramandata di padre in figlio.
Aurigo era famoso per i FICHI: i contadini mettevano a dimora una piantina ogni volta che rifacevano un muretto a secco negli uliveti e gli aurighesi erano chiamati “figalei”, amanti dei fichi, dagli abitanti dei paesi vicini. Anticamente i fichi secchi costituivano una notevole risorsa economica: infatti era una delle pochissime forme di assunzione zuccherina. Inoltre questi frutti costituivano merce di scambio con le patate prodotte dai contadini dei paesi dell’alta Valle Arroscia e dell’alta Valle Tanaro.
L
Nel territorio di Aurigo esistono numerose edicole, chiamate anche piloni, che ripercorrono il paese ed arrivano fino alla chiesa di Sant’Andrea.
Inoltre è d’obbligo accennare alla predisposizione degli aurighesi alla musica in tutte le sue forme: dalle manifestazioni sacre e profane, alle serate di corteggiamento, alle canzoni da osteria, dai canti confraternali agli inni religiosi.
Ad Aurigo esiste una tradizione molto antica che viene portata avanti daun gruppo di appassionati (battagliatori)che fanno suonare le campane con lebraccia e le gambe con l’ausilio di corde divulgando così dall’alto del campanile vere e proprie melodie.
Aurigo
Giugno
Festa patronale di San Paolo, sagra e serata danzante
Agosto
15/08 Festa dell’Assunzione della Beata Vergine
Settembre
21/09 Festa della Beata Addolorata
Novembre
30/11 Festa di Sant’Andrea e processione verso l’antica chiesa dedicata al Santo.
Poggialto
Febbraio
09/02 Festa di Santa Apollonia
Agosto
17-20/08 Festa di San Bernardo
Ottobre: Festa della Vergine del Rosario
Questo edificio sacro risale al XVII secolo ed è in stile barocco.
L’interno è a navata unica, trasformata dall’artista locale Filippo Marvaldi in un edificio a croce latina.
Si possono ammirare: uno splendido crocefisso ligneo, il gruppo marmoreo della Madonna con il Bambino e la statua della Beata Vergine.
La chiesa si trova poco sopra il borgo, fu eretta nel 1100 e poi ricostruita in stile barocco. Svolse anticamente la funzione di chiesa parrocchiale prima che la popolazione si raccogliesse attorno al castello . Accanto alla chiesa vi è il campanile-torre che era collegato con la “Colombera” una torre di cui non esiste che la base quadrangolare, che era una delle strutture a difesa della valle.
Orietta organizza visite guidate personalizzate nei borghi della valle Impero
Tra storia medievale, sentieri e panorami sulla Valle Impero
Maro Castello è una suggestiva frazione di Borgomaro, situata sulla collina che sovrasta il borgo principale. Il nucleo abitato è raggiungibile sia tramite la strada carrozzabile, sia percorrendo una pittoresca mulattiera che risale dolcemente la collina dal fondovalle, offrendo scorci panoramici e un’immersione nella natura.
La storia di Maro Castello è indissolubilmente legata al castello che gli ha dato il nome. Edificato con ogni probabilità nel XV secolo come residenza dei Conti di Ventimiglia, il castello fu progettato con una struttura solida e imponente, assumendo un ruolo strategico nella difesa della valle.
Oggi del castello rimangono solo alcuni ruderi, ancora visibili dalla piazzetta principale della borgata. La fortezza fu infatti distrutta nel XVII secolo durante l’assedio delle truppe genovesi, segnando la fine del suo ruolo militare, ma lasciando una traccia profonda nella memoria del luogo.
Passeggiare tra le case in pietra e i vicoli di Maro Castello significa scoprire uno degli angoli più autentici della Valle Impero, dove la storia incontra il paesaggio, e ogni pietra racconta il passato di questa terra.
San Lazzaro Reale
Borgo storico sul percorso del Ponente ligure
San Lazzaro Reale è un affascinante borgo della Valle Impero, situato in posizione strategica alla confluenza tra il rio Trexenda e il torrente Impero. Arroccato su un pendio soleggiato, questo piccolo centro conserva ancora oggi il fascino del suo passato, legato ai grandi itinerari del Ponente ligure.
Il borgo si sviluppa lungo un antico tracciato viario: da qui passavano le mulattiere storiche che, partendo da Oneglia, si diramavano verso il Piemonte e i borghi di crinale e fondovalle della valle. Questi percorsi, fondamentali per il commercio e le comunicazioni nei secoli passati, rendono oggi San Lazzaro un punto d’interesse anche per gli amanti del trekking e della scoperta lenta del territorio.
Un importante segno di questo passato è lo storico ponte in pietra, costruito alla fine del XV secolo e ancora ben conservato. Con le sue due arcate, attraversa il torrente Impero ed è uno dei simboli architettonici del borgo.
La chiesa parrocchiale ospita un interessante trittico della Madonna col Bambino, opera attribuita alla bottega dei Guidi da Ranzo, pittori attivi nel XVI secolo nel Ponente ligure.
San Lazzaro Reale vanta anche un legame con una figura di rilievo nella storia della botanica italiana: Rinaldo Corradi (al secolo Bartolomeo, 1896-1976). Nato nel borgo, Corradi fu tecnico presso l’Erbario Centrale Italiano dell’Università di Firenze. Partecipò a numerose spedizioni botaniche in Africa e collaborò alla stesura dell’Erbario Passerini, includendo molte specie raccolte proprio nel territorio della Valle Impero.
Numerose piante tipiche della regione, come la Campanula sabatia (endemica ligure) e il Crocus ligusticus (delle Alpi Occidentali), furono raccolte da lui nella sua tenuta a Pagan, testimonianza dell’unicità botanica di questi luoghi.
L’economia locale resta oggi legata alla tradizione agricola e, in particolare, alla coltivazione dell’olivo e alla produzione di olio extravergine di oliva, attività che ancora oggi caratterizzano il paesaggio e l’identità del borgo.

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