Nel silenzio di San Bartolomeo: un viaggio tra pietra e devozione

Un sopralluogo tra storia medievale e silenzi della Valle Impero

Domenica  23 novembre 2025, in una bella giornata di sole, mi sono regalata un piccolo viaggio indietro nel tempo. Sono salita a San Bartolomeo, una frazione minuscola di Caravonica, quasi sospesa, con pochissimi abitanti e un silenzio che sembra proteggere il passato. Non ci ero mai stata, e forse proprio per questo la scoperta mi ha emozionata più del previsto.

La chiesa di San Bartolomeo è imponente per un borgo così piccolo. Appena entrata ho percepito la stratificazione dei secoli: l’interno è stato modificato più volte, ma nell’abside affiorano ancora la pietra del Duecento e frammenti di affresco che raccontano la sua origine antica.

L’autunno, con i suoi colori accesi, aggiungeva una luce perfetta.
Ho osservato con calma il fonte battesimale in pietra, l’organo Agati, le statue, il crocifisso, e perfino il segno dell’antico pulpito raggiungibile da una scala scolpita direttamente nella muratura.

Fuori, il sagrato si apre su una vista splendida della valle. Le colonne – riutilizzate per il monumento ai caduti – e il vecchio acciottolato, oggi rovinato, mi hanno aiutata a immaginare come dovesse apparire questo luogo quando era un punto di passaggio importante.

Le case in pietra, i porticati e vie come la “Via del Piemonte” completano il quadro: San Bartolomeo non è solo una frazione dimenticata, ma un frammento di storia che merita attenzione.

È stata una mattinata semplice, ma luminosa. Una di quelle scoperte che fanno bene a chi ama davvero il proprio territorio.

Leggi la pagina dedicata a Caravonica e alla sua frazione SAn Bartolomeo: https://www.mialiguria.it/caravonica/

 

La Magia dello Sconfuoco a Candeasco – 2 luglio nella Valle Impero

È stato un richiamo irresistibile, non solo quello del paese di Candeasco – sempre felice di tornare a percorrerne le antiche vie! – ma anche quello del fuoco, grazie allo Sconfuoco, rito che si celebra ogni anno, il 2 luglio.

Una vera ricorrenza, una festa di paese che affonda le sue radici nei secoli e che ogni anno rinnova questo antico rito comunitario.
Gli abitanti si incontrano, si ritrovano insieme per celebrare l’evento, tra fuoco, arte barocca e la natura generosa della Valle Impero.

È una passeggiata suggestiva quella che mi accompagna dalle prime case di Candeasco, passando per la piazza della chiesa parrocchiale di San Bernardino. Poco distante si trova la casa natale degli architetti Marvaldi, figure importanti per lo sviluppo dell’arte barocca nel Ponente Ligure. E tutto intorno, il respiro dei caruggi liguri, con le loro case in pietra, a raccontare storie di secoli.

Con il calare della sera, innumerevoli lumini vengono accesi e appoggiati sui muretti a secco, creando un’atmosfera incantata.
Davanti all’oratorio di Nostra Signora del Fossato, vengono accatastati i rami d’ulivo – i cosiddetti brotti – che saranno bruciati non appena cala la notte.

È un rito antichissimo, ripetuto ogni anno dagli abitanti del borgo. Una cerimonia condivisa da tutti, vissuta intensamente.
Si inizia con un piccolo fuoco: la fiamma cresce lentamente, alimentata con cura, fino a diventare un grande falò che lancia scintille e lapilli – semie, come li chiamano in dialetto ligure – rendendo lo spettacolo ancora più suggestivo.

Nel mentre, gruppi di bambini osservano incantati i fuochi e i lumini sui muri. Gli adulti, attorno ai tavoli, gustano le prelibatezze preparate con cura e si intrattengono in conversazioni serene.

Quando il falò inizia a calare, perdendo la sua forza, ha inizio la musica e il divertimento. Un’orchestrina di chitarre e fisarmonica accompagna la serata, e la magia continua sotto le stelle.

Sono felice. Per una sera ho sentito mio l’elemento del fuoco, che mi dà energia.
Felice di essere a Candeasco, uno dei borghi del mio cuore.
Questa è la magia della Valle Impero.

la tradizione nella cucina ligure, ricordi di un anziano chef

la tradizione nella cucina ligure

Panoramica sulla cucina ligure

Giovedì 5 dicembre 2024, presso la Sala Punto di incontro Coop di Imperia si è tenuto un istruttivo incontro riguardante la cucina ligure. Si è trattato di un dialogo tra uno storico del territorio Giampiero Laiolo e lo chef di fama internazionale Francesco Ammirati (originario di Montalto Ligure ed approdato in prestigiosi ristoranti a livello mondiale).

Dapprima si è fatto una panoramica sull’antica cucina di un tempo, le ricette della tradizione ligure da  ponente a levante, passando per il sud della Francia. Una carrellata di pietanze dagli antipasti fino ad arrivare ai dolci che ha abbracciato numerose ricette, alcune ancora attuali altre dimenticate, un viaggio “gastronomico” della nostra bella terra.

Ma oltre alla magia dei piatti, un tema profondo ha animato la conversazione: quello dell’economia domestica, la necessità di creare un menù settimanale, di pianificare le spese per evitare sprechi, come si faceva un tempo, quando ogni risorsa veniva utilizzata al massimo. È stato affascinante ascoltare di come, attraverso la creatività e la saggezza popolare, gli avanzi diventassero nuovi piatti, che pur nascendo dall’esigenza, non rinunciavano mai alla qualità.

Un racconto di tradizione, di memoria e di rispetto per la terra e per il cibo, che ci invita a riscoprire il valore delle cose semplici, ma mai banali.

Ricordi di un anziano chef

Lo chef Ammirati ha condiviso un affascinante racconto della sua lunga esperienza nel mondo della cucina, sottolineando non solo i successi professionali ma anche l’importanza della formazione e della tradizione. Oltre ad essere stato docente alla scuola alberghiera di Alassio, Ammirati ha avuto un ruolo fondamentale nella fondazione dell’Istituto Alberghiero di Arma di Taggia, un punto di riferimento per i giovani che desiderano entrare nel settore della ristorazione. La sua passione per la cucina si è estesa anche alla formazione professionale, attraverso corsi specifici per ristoratori, dimostrando il suo impegno nel garantire un livello elevato di preparazione per chi lavora nel settore.

Un aspetto centrale del suo intervento è stato il richiamo alla figura di Auguste Escoffier, lo chef che ha rivoluzionato l’arte culinaria, introducendo il concetto di “brigade”, ovvero un’organizzazione gerarchica in cucina. Escoffier ha dato a ogni membro della brigata un ruolo preciso, contribuendo a rendere il lavoro in cucina più efficiente e professionale. Ammirati ha avuto l’onore di essere uno dei fondatori della delegazione italiana dell’Associazione internazionale Escoffier, continuando così a rendere omaggio all’eredità di questo gigante della gastronomia.

Insieme al segretario dell’Associazione, Antonio Torcasso, Ammirati ha parlato dell’importanza di preservare la tradizione culinaria, ma anche di come la cucina continui a evolversi, richiedendo una costante ricerca e innovazione. L’incontro si è rivelato un’occasione unica per riflettere sul valore della cucina tradizionale, sulla storia gastronomica della nostra terra e sull’importanza di un approccio serio e professionale anche in un mondo che, spesso, viene visto come un semplice mestiere.