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CARAVONICA

Il paese

Caravonica è adagiata lungo le pendici che si innalzano fino al Colle San Bartolomeo e fu per lungo tempo feudo minore dei conti di Ventimiglia che qui fecero erigere il castello nella parte alta del paese, di cui rimangono alcuni ruderi. Dopo il dominio dei Conti di Ventimiglia, nel corso dei secoli seguenti, il territorio fu interessato da numerose battaglie tra la Repubblica di Genova ed i Savoia, passò poi sotto il dominio napoleonico e nel corso del 1800 venne annesso con il resto della Liguria al Regno di Sardegna e poi sotto la provincia di Porto Maurizio. Il borgo attuale è appartato rispetto al tracciato della Strada Statale 28 pale, ma un tempo punto obbligato di passaggio delle carovane che risalivano la valle direttae, dal verso il Piemonte; questo fattore contribuì allo sviluppo sociale ed economico del paese. Inoltre, a Caravonica vi sono numerosi portali in pietra scolpiti, sovrapporta ed altri arredi urbani minori che testimoniano l’evoluzione del borgo. L'economia del borgo si basa sull’agricoltura grazie allo sviluppo dell’olivicoltura e della viticoltura; quest’ultima offre una discreta produzione di Dolcetto, Ormeasco e Vermentino nei numerosi vigneti del comprensorio, ed inoltre l’allevamento bovino presso i pascoli del Colle San Bartolomeo produce latte e formaggio di buona qualità.

appunti gastronomici...

la Buridda: vera specialità di Caravonica, accompagnata da vini locali: il Vermentino, il Pigato e l’Ormeasco.Tale specialità si può gustare in occasione della sagra che si tiene nel mese di giugno, in onore del Santo Patrono ovvero Sant’Antonio. La ricetta per preparare questa pietanza vede la presenza di cipolla, uno spicchio di aglio, un gambo di sedano, mezza carota, un ciuffo di prezzemolo, un pomodoro, due filetti di acciuga, gronghi, boldrò, sale, pepe, farina. Preparazione: tritare finemente le verdure e soffriggere in abbondate olio di oliva, unire un pomodoro, tritato e privato dei semi e due filetti di acciuga. Pestare nel mortaio qualche pinolo ed i funghi precedentemente ammollati. Unirvi un cucchiaio di farina diluita con acqua calda ed unire il tutto al soffritto. Salare e pepare. Lo stoccafisso deve essere messo in acqua corrente per circa dieci giorni. Tagliare a pezzi lo stoccafisso bagnato ed impanarlo con farina facendolo soffriggere. Far soffriggere in casseruola aglio, rosmarino, prezzemolo e pomodori tritati fini con olio extravergine di oliva e sale. Versare lo stoccafisso e le verdure: patate, carote, coste di bietole e olive in salamoia. Fare cuocere il tutto a fuoco molto lento, aggiungendo gradatamente olio extravergine della Riviera Ligure. La cottura della buridda è raggiunta quando le ossa dello stoccafisso sono mangiabili.

Le nostre tradizioni

SETTIMANA SANTA Anche a Caravonica, anticamente, erano previste cerimonie per tale ricorrenza. Durante questo periodo le campane venivano legate e i bimbi si divertivano a scorazzare lungo i caruggi facendo un gran rumore con le “raganelle” o “batturelle” ovvero un martellino mobile messo su una piccola tavola in legno che veniva battuta in modo energico. Il Mercoledì Santo era d’uso offrire ai ragazzi “una micca” ovvero un tozzo di pane dalla caratteristica forma ovoidale leggermente appuntito e il giorno dopo, ovvero il Giovedì Santo, si ripeteva lo stesso rito riferito gli uomini che ricevevano anche mezzo litro di vino. Questo dono era dato dopo la processione notturna che partiva dalla chiesa, scendeva all’Oratorio dell’Annunziata, al Caruggio dei Draghi e lungo l’antica Via Regia sino al Santuario della Madonna delle Vigne: vi partecipava tutta la popolazione assieme alla Confraternita dello Spirito Santo. IL GIORNO DELCORPUS DOMINI Le vie del paese erano cosparse di fiori di ginestre che i ragazzi raccoglievano nei boschi per la solenne processione che attraversava il paese. Sulla piazza era preparato un altare, appoggiato al muro della meridiana dove il parroco si fermava per impartire la benedizione. Tutte le finestre erano addobbate con copriletti, lenzuola e tovaglie sulle quali, pazientemente, era stato scritto con le foglie della "gambarussa" (parietaria) il nome di Maria. Mentre la processione avanzava lentamente tra i canti e le preghiere dei fedeli, i ragazzi spargevano copiosamente gialli fiori di ginestra per la via. S. ANTONIO Quando arrivava la festa di Sant’Antonio, il 13 giugno i giovani erano contenti perché finalmente si poteva ballare. L'orchestra era in paese sin dalla vigilia dato che doveva fare le “seriàne" andando a suonare alla porta delle persone più importanti: sindaco, parroco, maestra, consiglieri. Però l'inconveniente era che bevi qui, bevi là, alla fine gli orchestrali erano “brilli”, per questo motivo le "seriane" furono trasferite al mattino, abolendo anche l'offerta del vino e sostituendola con quella in denaro. Il primo ballo era destinato ai bambini, poi era aperto agli adulti, i ballerini più abili chiedevano il ballo "cumandau" a cui si aggiungeva poi il nome del ballerino. Ballava quindi solo la coppia che aveva pagato ed i valzer mettevano a dura prova la resistenza dei ballerini che sovente erano applauditi dagli spettatori, sempre numerosi attorno alla cinta del ballo intrecciata di rami di rovere. Un tempo a Sant'Antonio la fiera si svolgeva sulla piazza della Madonna delle Vigne dove erano presenti anche quattro osterie; di Sant’Anna, del Gelsomino, della Castagna e della Noce. SAN MICHELE In questa giornata dedicata ai festeggiamenti del Santo si svolge la processione che prevede la presenza della statua, opera di uno scultore genovese vissuto nell’Ottocento. La statua raffigura San Michele nell’atto di sconfiggere il diavolo, rappresentato dal dragone. Dal 1976 Lucinasco è sede di convegni a livello nazionale su problematiche riguardanti la produzione e la commercializzazione dell'olio extra vergine di oliva . I convegni hanno cadenza biennale in anni pari e sono denominati "Giornate Olivicole di Lucinasco". Inoltre sul territorio esiste l'Area Sperimentale per la coltura dell'Olivo ed il parco giardino di Santo Stefano dotato di campi di calcio e di tennis.

le curiosità su Caravonica

Sacra Sindone: a Caravonica transitò e sostò la duchessa di Savoia che fuggiva dall’assedio di Torino portando con sé la Sindone prima di proseguire verso Imperia ed imbarcarsi per Genova. Tutto ciò accadde nel corso del XVIII secolo. Si trattenne a Caravonica nel palazzo De Thomatis chiamato, appunto per ciò che accadde, il palazzo della Contessa. La reliquia religiosa però non fu mostrata agli abitanti.

Caravonica fu anche la patria degli architetti Ponzello che operarono a Genova e furono i protagonisti delle grandi trasformazioni urbanistiche di questa città nel corso del XVI secolo. Passarono poi al servizio dei Savoia ela loro opera non fu presente solo in Liguria ma anche in vari luoghi dell’Italia nord. Il mulino di proprietà in Caravonica venne poi ceduto e a partire dal XVIII si persero le tracce di questa famiglia.

Anticamente, il borgo di Caravonica era posto proprio sulla strada che conduceva in Piemonte, quella strada che poi, quando la valle di Oneglia fu acquistata dai Savoia, prese il nome di Strada Regia del Piemonte. Questa via era percorsa da carovane di muli che portavano l'olio e il sale nell'entroterra ritornando carichi di grano. Certuni sostengono che Caravonica derivi appunto dalle carovane che vi transitavano numerose. C'è però un'altra leggenda, molto più poetica. Si racconta che ci fosse un tempo una bellissima fanciulla di nome Nice, dotata di una voce incantevole. Quando andava a pascolare le sue pecore cantava nel silenzio dei prati, la sua voce si spargeva all'intorno e i contadini sospendevano il lavoro per godere quella melodia: la cara voce di Nice, cara vox Nicae e da qui sarebbe derivato il toponimo.

Nei dintorni di Caravonica vi sono le piccole grotte e le fonti sorgive della Bramosa.

La storia del Santuario della Madonna delle Vigne pare sia legato ad una leggenda. La scelta di edificare l’edificio sacro proprio in quel luogo sarebbe stata originata da un fatto miracoloso avvenuto nel corso del XVI secolo. La storia riguardava un mulattiere di Caravonica che, trovandosi a Savigliano per fare provviste di grano, si fermò presso un magazzino, dove il figlioletto si impossessò di una statua raffigurante la Vergine e la nascose in un sacco. Al ritorno, lungo la strada, passando dal luogo dove oggi sorge il santuario, il mulo sul quale viaggiavano i due si impennò all’improvviso rifiutando di proseguire. Il bambino allora svelò al padre di aver preso in segreto quell’Immagine Sacra. Il padre non esitò a tirala fuori e a porla sopra un rudimentale cippo fatto di pietre. Gli abitanti venuti a sapere della notizia accorsero e decisero di costruire proprio un pilone dove poi conservare la statua santa. In seguito, dopo vari miracoli ottenuti pregando quell’immagine sacra, si decise di costruire una struttura più grande per rendere omaggio alla Madonna.

Un personaggio molto conosciuto tra la popolazione di Caravonica è la figura del cosiddetto “prete scimmia” un prete che viveva da eremita in una casa, ormai diroccata posta in fondo alla valle sotto Caravonica. Si dice che fosse molto riservato, e che non amasse molto il contatto con le persone. L’ingresso della sua casa era provvisto di un trabocchetto affinché nessuno si avvicinasse alla sua dimora. Aveva unghie lunghissime.

Manifestazioni a Caravonica

GIUGNO

sECONDA SETTIMANA: Fiera e festeggiamenti in onore di Sant'Antonio , sagra della buridda

SETTEMRE

Festa patronale di SAn Michele Arcangelo

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La gastronomia

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